lunedì 11 dicembre 2017

Raffreddamento globale

Da alcuni anni l'allarme è lanciato: il Polo Nord rischia di restare senza ghiaccio entro il 2020 con una conseguente accelerazione del riscaldamento globale.
Ma per alcuni potrebbe non andare esattamente così ... 
Catherine

"Il polo nord si sta sciogliendo [...] l'ultima volta in cui al polo la superficie dell'acqua è stata sgombra da ghiacci, a quanto ne sanno gli scienziati, fu oltre 50 milioni di anni fa". 

Dal giorno (19 agosto 2000) in cui il New York Times pubblicò in prima pagina il contestatissimo articolo di John Noble Wilford, gli scettici in fatto di cambiamento climatico sono stati spietati. 

La fonte di Wilford non era altri che James J. McCarthy, un oceanografo di Harvard che, essendo in crociera turistica estiva al polo, era rimasto sbalordito nel vedere l'acqua del tutto libera dai ghiacci e, a dire il vero, si era fatto prendere la mano nel trarre le sue conclusioni.

All'epoca McCarthy era co-presidente della sezione "adattamento e impatti" dello United Nations Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC, Commissione intergovernativa delle Nazioni Unite sul mutamento climatico). Che regalo per i negatori del cambiamento climatico! Harvard, le Nazioni Unite e il Times, il triumvirato dell'eresialiberal, sorpresi a perpetrare una frode allarmista, confutabile, a base di scienza-spazzatura.

Patrick J. Michaels, scienziato ambientale del Cato Institute, noto per la sua instancabile opposizione a qualunque cosa, e soprattutto a qualunque normativa ambientale che possa mettere un freno ai capricci del libero mercato, fece a pezzi le tesi di McCarthy.


Citando prove che indicavano che le temperature al polo nord non erano più alte di quanto fossero state per diversi decenni all'inizio del XX secolo, Michaels affermava che non c'era stato alcun cambiamento nelle temperature estive del polo nord dal 1930 circa. 

In più, scriveva Michaels, "la maggioranza dei climatologi ritiene che alle latitudini elevate il periodo compreso tra 7000 e 4000 anni fa sia stato più caldo dell'attuale di almeno 2 gradi Celsius. E si tratta di 3 millenni".

In seguito agli attacchi di Michaels e altri, la "Signora Grigia" (nomignolo del New York Times) sbiancò e pubblicò una specie di ritrattazione, riconoscendo che acque sgombre nel cuore dell'estate non erano poi così rare, neppure al polo nord.

Ma il messaggio di fondo dell'articolo del Times era esatto. Secondo il già citato rapporto del 2008 del Programma scientifico statunitense sul cambiamento climatico, concepito, preparato e pubblicato integralmente sotto gli auspici dell'amministrazione Bush-Cleney, nota per aver sistematicamente minimizzato l'importanza del riscaldamento globale, lo scioglimento delle calotte glaciali polari sta portando a un innalzamento inaspettatamente rapido dei livelli marini, ancor più rapido dei 18-58 centimetri entro il 2100 predetti dal quarto rapporto di valutazione dell'IPCC, Climate Change 2007: The Physical Science Basis, fino a quel momento considerato lo studio scientifico più allarmistico sull'argomento. (Citando l'inadeguatezza dei modelli informatici e altre carenze scientifiche, il rapporto del 2008 rinuncia a fare proiezioni specifiche sulla misura esatta dell'aumento dei livelli marini in un futuro prevedibile, limitandosi ad affermare che questo sarà maggiore di quanto stimato dall'IPCC, che peraltro ha condiviso con Al Gore il premio Nobel per la pace del 2006, proprio per le ricerche sul mutamento climatico).

Si potrebbe ritenere compito relativamente agevole calcolare l'innalzamento dei livelli marini che sarà causato dallo scioglimento dei ghiacci: basta stimare la quantità di ghiaccio e tenere conto del valore variabile della sua densità (alla base di un iceberg il ghiaccio è compresso dal peso di quello sovrastante). Il risultato può essere convertito in volume di acqua liquida, che poi viene sommato alla quantità d'acqua già presente, incrementando in proporzione i livelli marini.

Ma la verità è che le stime di quanto i mari si alzeranno per effetto della fusione dei ghiacci sono le più disparate, andando letteralmente da millimetri e metri per secolo, ossia da aumenti appena rilevabili, da cui ci si potrà facilmente difendere con adeguate opere di protezione costiera quali argini e dighe, come si sarebbe dovuto fare a New Orleans, fino a situazioni in cui disastri sulla scala di quello di New Orleans saranno frequenti, indipendentemente da qualsiasi opera di ingegneria civile si metta in campo.


A complicare i calcoli sui livelli del mare è il fatto semplicissimo che il ghiaccio quando galleggia nell'acqua sposta un volume di liquido pari alla frazione immersa del proprio volume. Si rammenti che, come abbiamo studiato a scuola media, l'acqua è l'unica sostanza comune che si dilata quando congela, mentre tutte le altre si contraggono. Per verificarlo basta effettuare il seguente esperimento: prendete un bicchiere, versateci dell'acqua e aggiungeteci dei cubetti di ghiaccio.

Segnate il livello dell'acqua nel bicchiere, che metterete da parte finché i cubetti di ghiaccio non si saranno sciolti. Esaminando ora il livello dell'acqua, dovreste notare che è pari, o molto vicino, a quello iniziale. Gli oceanografi, ovviamente, sono ben consapevoli di questo fatto elementare, ma il modo in cui ne tengono conto nelle loro stime varia in misura considerevole.

Chiaramente, il livello del mare si sta innalzando. Basta chiederlo a chiunque viva inIndonesia, alle Maldive o in qualsiasi altro stato insulare. Altrettanto chiaramente, lo scioglimento dei ghiacci contribuisce a questa situazione. Per di più lo scioglimento sta accelerando, dato che la diminuzione netta dei ghiacci in Groenlandia è passata da zero, alla metà degli anni Novanta, a 100 gigatonnellate all'anno (1 gigatonnellata = 10 alla 12 kg) nel 2000, e a 200 gigatonnellate nel 2006, secondo il Programma scientifico statunitense sul cambiamento climatico.

Afferma lo studio del 2008:

"La stima migliore dell'attuale (2007) bilancio di massa dei piccoli ghiacciai e delle calotte glaciali vede una riduzione almeno tre volte maggiore (da 380 a 400 gigatonnellate all'anno) di quella tipica fin dalla metà del XIX secolo [...] Variazioni significative dello spessore delle piattaforme di ghiaccio galleggianti sono causate direttamente dallo scioglimento alla base indotto dal riscaldamento dell'oceano. L'interazione delle acque calde con la periferia delle grandi calotte glaciali rappresenta una delle possibilità più rilevanti di rapidi mutamenti futuri nel sistema climatico".


La situazione in Antartide è ancora peggiore, secondo Colin Summerhayes, responsabile del Comitato scientifico britannico per la ricerca antartica, che ha partecipato attivamente all'intensa campagna di ricerca dell'Anno polare internazionale (2007-2008) sui cambiamenti ai poli terrestri. I ghiacciai più estesi dell'Antartide occidentale si stanno ritirando più rapidamente di quanto si sia mai pensato: la riduzione equivale approssimativamente allo scioglimento dell'intera calotta glaciale groenlandese.

Ciò aumenterebbe di altri 10-20 centimetri le proiezioni dell'IPCC sui livelli del mare, che, come si è detto, già sottostimano il deflusso dalla Groenlandia. Quel che è peggio, l'intera calotta glaciale dell'Antartide occidentale potrebbe essere sull'orlo del collasso, una catastrofe che, a parere di alcuni esperti, farebbe ulteriormente innalzare i livelli marini di 1,2-1,5 metri.

Immaginate di nuotare nell'oceano e di essere presi tra due onde provenienti da direzioni opposte, una dal polo nord e l'altra dal polo sud. La minaccia di un innalzamento dei livelli marini causato dallo scioglimento dei ghiacci polari ispira timori terribili perché è facile immaginarne le conseguenze: paesi insulari sommersi e grandi città costiere inondate. Sono stati ipotizzati innumerevoli scenari da incubo in cui aree poco elevate come New York City,Londra e la Florida vengono devastate dal deflusso dello scioglimento polare.

Ancor meno compreso, e non meno pericoloso sul lungo periodo, è l'improvviso raffreddamento globale che potrebbe derivare dallo scioglimento della calotta polare. 

Un raffreddamento globale potrebbe sembrare a prima vista tutt'altro che minaccioso, anzi addirittura un antidoto auspicabile al riscaldamento globale. Dal punto di vista dell'ipotesi di Gaia, secondo la quale la Terra è analoga a un organismo vivente, lo scioglimento dei poli è semplicemente un esempio di autoregolazione dell'ecosistema globale, che reagisce raffreddandosi all'eccessivo surriscaldamento, più o meno come il nostro corpo suda per raffreddarsi. Ottimo per Gaia, con le sue scale temporali di milioni di anni, ma non per noi.

Le tempeste peggiori sono generate da un brusco mutamento climatico, come il raffreddamento dovuto alla fusione dei ghiacci. Secondo Ian Allison, un altro membro del Comitato scientifico per la ricerca antartica, tempeste di enormi proporzioni che oggi si verificano una volta all'anno cominceranno a ripetersi su base settimanale via via che il livello del mare si innalzerà secondo le attuali previsioni.

Ted Bryant, geomorfologo dell'Università di Wollongong nel Nuovo Galles del Sud (Australia) è d'accordo: sebbene il problema di fondo sia il riscaldamento, le peggiori catastrofi naturali tendono a verificarsi quando il clima si raffredda:

"I disastri climatici tendono a prodursi quando il clima è maggiormente variabile, come accade oggi. Di fatto i disastri più gravi si verificano quando il clima si raffredda, perché il processo di raffreddamento implica una liberazione di calore ed energia, troppo spesso in forma catastrofica".


Che lo scioglimento dei ghiacci sia una minaccia mortale per la civiltà è quanto paventa da tempo il 76enne Ervin Laszlo:

"Le acque gelide provenienti dallo scioglimento della calotta groenlandese indeboliranno la corrente del Golfo e l'Europa precipiterà nel gelo. Lo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia rappresenta la minaccia più grave per l'abitabilità dell'Europa occidentale, con gravissime ripercussioni politiche, sociali ed economiche per il resto del mondo. Coprendo il 2% del Sahara con pannelli solari le esigenze energetiche dell'Europa sarebbero soddisfatte e la crisi potrebbe essere evitata" ha dichiarato Laszlo, autore del Punto del caos, nel suo discorso del marzo del 2008tenuto all'Aia in qualità di ospite della principesse Irene d'Olanda, davanti a una sala gremita.

Ervin Laszlo
Teorico dei sistemi, noto soprattutto per la sua ipotesi della connettività che integra scienza e misticismo, Laszlo è il fondatore del Club di Budapest, che annovera tra i propri membri Sir Arthur C. Clarke, il Dalai Lama, Jane Goodall,Mstislav Rostropovic, Muhammad Yunus (premio Nobel per la pace e fautore dell'investimento di microcapitale), Vaclav Havel, Vigdìs Finnbogadòttir (presidentessa dell'Islanda per 4 mandati), Maurice Bejart (coreografo iconoclasta), Michail Gorbacev, Mihaly Csikszentmihalyi (teorico dei flussi), Peter Gabriel e Oscar Arias (premio Nobel per la pace e presidente del Costa Rica).

Laszlo è un raffinato demagogo che, essendo stato in precedenza un noto pianista, sa come mettere in vibrazione il suo pubblico, facendolo sentire a un tempo colpevole (per aver contribuito al problema) e virtuoso (per essere abbastanza illuminato da preoccuparsene).


"Le irreversibilità arriveranno prima che avremo la possibilità di agire! La civiltà non è più sostenibile senza una profonda mutazione culturale. Se pensate di poter vivere con una porzione significativa del mondo ai limiti della sopravvivenza, vuol dire che vivete su un altro pianeta" dice Laszlo, il quale da tempo sostiene che tra il 2012 e il 2015 una convergenza di fattori porterà a un collasso della civiltà globale.
Fonte: 2012ladistruzione


Il riscaldamento globale antropico: il grande inganno – parola di Tim Ball

Tim Ball, 50 anni di carriera accademica concentrata sulla Climatologia Storica, è straordinariamente qualificato per parlare di riscaldamento climatico di origine antropica, dimostrando che è un grande imbroglio.

E’ attorno a questo tema che ruota l’articolo di cui ci occuperemo nelle prossime righe, articolo che risale a Giungo di quest’anno, per pubblicizzare il suo libro di ultima pubblicazione.

Comincia, riprendendo la decisione – molto criticata dai media di tutto il mondo – del Presidente Trump di uscire dall’Accordo di Parigi sul Clima:

Il presidente Trump aveva ragione quando ha deciso di togliersi dall’Accordo di Parigi. Avrebbe potuto spiegare semplicemente che la scienza era predeterminata e deliberatamente orchestrata per demonizzare la CO2, seguendo un’agenda politica. Saggiamente, egli ha semplicemente spiegato che era un cattivo accordo per gli Stati Uniti, poichè garantiva un vantaggio economico ad altre nazioni, specialmente la Cina. La maggior parte degli Americani pensa che abbia sbagliato […]. Parlo grazie all’esperienza come insegnante di un corso accreditato di Scienza per 25 anni, rivolto ad una popolazione studentesca che rispecchia la società, con il 80% di studenti di Arti. I promotori di quello che è chiamato il Riscaldamento Globale Antropogenico (Antropogenic Global Warming, AGW) sapevano che la maggior parte delle persone non capisce la scienza e l’hanno rovinata.

In questo primo paragrafo c’è già tutto: parole forti, che arrivano dritte al punto… un punto che per noi di AS e per voi che ci seguite è ormai noto da tempo, con prove e denunce che arrivano da più parti.


Dopo aver ricordato i valori passati e presenti di CO2, il Dott. Ball ricostruisce come la tesi dell’AGW si sia originata:

Le piante hanno bisogno di più CO2 atmosferica, non di meno. 

Gli attuali livelli di 400 parti per milione (ppm) sono vicini ai livellli più bassi in 600 milioni di anni. Ciò contraddice quello che è stato detto al mondo dalle persone che hanno usato la tesi secondo la quale la produzione umana di CO2aveva causato il risacaldamento globale. Essi non sanno che l’agenzia delle Nazioni Unite, la Commissione Intergovernativa sul Cambiamento Climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC – ndr), aveva stabilito di esaminare il riscaldamento globale causato dall’uomo, limitandosi a studiare soltanto le cause umane per definizione, basandosi sull’Artiolo 1 della Convenzione-Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change, UNFCCC – ndr).

Se lasciamo parlare la Scienza:

E’ impossibile identificare una causa umana senza comprendere ed includere le cause naturali. Pochi sanno che la CO2 rappresenta solo il 4% dei gas serra totali. Essi presuppongono che un aumento di CO2 causi un aumento della temperatura. Non lo fa, in ogni registrazione la temperatura aumenta prima della CO2. L’unico luogo in cui un aumento di CO2 causa un aumento della temperatura è nei modelli computerazzati dell’IPCC. Ciò spiega parzialmente perchè ogni singola previsione sulla tempratura (le chiamano proiezioni) che l’IPCC ha fatto dal 1990 in avanti è sbagliata. Se la tua previsione è sbagliata, la tua scienza è sbagliata.

[…] Quando cominciai, fine anni Sessanta, c’era consenso attorno al raffreddamento globale. Ero contrario sia alla previsione che il raffreddamento avrebbe portato ad una mini Era Glaciale sia quando, più tardi, si diffuse la tesi dell’AGW. Sapevo dalla creazione e dallo studio di dati a lungo termine che il clima cambia in continuazione e che cambiamenti sono molto più ampi e più frequenti rispetto a quanto si conosce. Sapevo anche che cambiamenti nella CO2 non erano la causa.

Quando, invece, parla l’Agenda politica…:


Il Club di Roma (Club of Rome, COR, ndr), formato nel 1968, aveva deciso che il mondo era sovrappopolato e aveva allargato l’idea Malthusiana che la popolazione non avrebbe più avuto abbastanza cibo né risorse, specialmente le nazioni sviluppate. Un membro del COR, Maurice Strong, disse ad Elaine Dewar nel suo libro “Cloack of Green” che il problema per il pianeta erano le nazioni industrializzate e che era un dovere di tutti chiudere bottega. Dewar chiese a Strong se egli aveva pianificato di raggiungere l’ufficio politico. Egli effettivamente disse che tu non puoi fare niente come politico, per cui stava andando alle Nazioni Unite poiché “Egli avrebbe raccolto denaro da chiunque a cui sarebbe piaciuto, avrebbe nominato chiunque avesse voluto e controllato l’agenda”.

Dopo 5 giorni con lui alle Nazioni Unite, essa concluse che “Strong stava usande le Nazioni Unite come la piattaforma per vendere una crisi ambientale globale e l’Agenda della Governance Globale” [grassetto mio, ndr].

Egli creò la crisi secondo la quale l’effetto collaterale dell’industria stava provocando il riscaldamento globale. Anche Obama annunciò che il 97% degli scienziati era concorde. Se avesse controllato la fonte dell’informazione, avrebbe trovato che la ricerca era completamente inventata. E’ molto più probabile che il 97% degli scienziati nemmeno ha letto i report dell’IPCC. Coloro che l’hanno fatto, hanno espresso la loro perplessità in termini molto smussati.


Se cercate nell’archivio di AS, trovate diversi articoli a supporto di queste affermazioni. Questo, in particolare, è quello che preferisco dove si smonta la tesi del consenso del 97% degli scienziati, ma ne trovate anche altri… potete sbizzarrirvi

Il Dott. Ball conclude, riportando l’esperinza del meteorologo e fisico Tedesco Klaus-Eckart Puls, simile alla propria:

Dieci anni fa, ripetevo semplicemente a pappagallo ciò che l’IPCC diceva. Un giorno ho cominciato a verificare i fatti e i dati – all’inizio, ho cominciato ad avere dei dubbi, ma poi sono stato assalito da un senso di indignazione quando scoprii che la maggior parte di quanto l’IPCC e i media ci stavano dicendo era un completo non senso, nemmeno supportato da alcun fatto e misurazione scintifici. Oggigiorno, sento ancora la vergogna, come scienziato, per aver fatto una presentazione della loro scienza senza prima verificarla.

Egli scoprì ciò che avevo denunciato pubblicamente per anni. Il mio sfidare la versione governativa del riscaldamento globale diventava sempre più problematica. Non potavano dire che non ero qualificato. Gli attacchi includevano minacce di morte, informazioni false circa le mie qualifiche pubblicate su Internet e 3 cause legali da parte di membri dell’IPCC. La maggior parte delle persone non pensa che cose di questo tipo possano succedere in una società democratica. Provate a verificare l’idea, dicendo alle persone che non accettate l’idea del riscaldamento globale causato dall’uomo. La reazione della maggior parte, che non sa nulla di scienza, sarà invariabilmente sprezzante, se va bene.


Effettivamente, credere che si possa arrivare alla minacce di morte perché con dati scientifici si smonta una narrazione globale richiede coraggio: vuol dire essere disposti a mettere in dubbio il Sistema, il sistema di credenze e convinzioni su cui abbiamo basato la nostra vita quotidiana e che regola il nostro modo di ragionare.

E’ un coraggio necessario, che ci fa guardare alla realtà con occhi che sanno andare oltre a quanto ci viene proposto dalle narrazioni globali.
Sara Maria Maestroni


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