domenica 26 aprile 2015

Il pensiero magico, che cos'è? A che cosa serve? A chi serve?

Secondo Wikipedia "il pensiero magico costituisce un tipo di elaborazione cognitiva in cui manca una relazione causale tra soggetto e oggetto. Studiosi come James George Frazer e Bronislaw K. Malinowski furono tra i primi a studiarne le dinamiche e le implicazioni soprattutto in quelle società in cui le credenze magiche si strutturavano profondamente nel tessuto sociale. Come la scienza, alla magia vengono attribuiti relazioni causali ma, a differenza della scienza, il magico sottende spesso un errore di base nella correlazione delle cause. Assunto fondamentale del pensiero magico è l'idea di poter influenzare la realtà secondo i pensieri e i desideri personali."
Nell'articolo che segue vedremo come e perché nasce il potere nelle nostre società e come esso utilizza e sfrutta il pensiero magico.
E se ognuno di noi facesse lo stesso, che succederebbe?
Catherine


Carpeoro: pensiero magico, così il potere ci tiene prigionieri

La manipolazione è una diretta conseguenza del potere: non c’è potere senza manipolazione. Ognuno fa quello che vogliono altri, perché è manipolato. L’errore che molti di noi commettono è quello di soffermarsi sulla manipolazione di cui ci accorgiamo, senza capire come nasce il potere. Se non si capisce come funziona il potere, non si può decodificare la manipolazione, che del potere è figlia. Nel libro “Dominio”, Francesco Saba Sardi spiega che il potere nasce quando l’uomo abbandona il nomadismo. L’uomo che non ha bisogno di conquistare, gestire, governare, coltivare e sfruttare la terra non ha neanche bisogno del potere. Quel bisogno nasce quando qualcuno diventa proprietario di un territorio. E quel territorio lo governa, lo gestisce, lo difende, lo sfrutta economicamente. E come nasce, il potere? Per un passaggio obbligato: la guerra. Devo fare una guerra per conquistare un territorio, per difenderlo, per conservarlo. Prendermi la terra significa che devo fare la guerra. Per poi coltivarla e sfruttarla, questa terra, che diventa sempre più grande (non posso coltivarmela la solo), devo avere dei servi. E per avere dei servi devo aveve una religione. Alla fine, tutto questo, secondo Saba Sardi, si chiama “dominio” ... 

sabato 25 aprile 2015

La Filosofia si interroga: la scienza moderna è progresso o involuzione?


Clarissa Banfi

Nell’epoca antica filosofi della levatura di Plutarco di Cheronea avevano sostenuto che l’Uomo dovesse agli Animali (animot) un atteggiamento non solo di pietà, ma anche di giustizia. Ne conseguiva la necessità ed il dovere di adottare una dieta rigorosamente vegetariana.

Teofrasto, ad esempio, sottolineava nel suo Della pietà (ci sono pervenuti, purtroppo, solo pochi frammenti) che gli Animali fossero dotati di anima, nelle cui vene scorre lo stesso nostro sangue e che il cielo e la terra sono i loro genitori, proprio come lo sono per l’Uomo. Pertanto, meritano il massimo rispetto:

“Similmente riteniamo che tutti gli uomini, ma anche tutti gli animali, sono della stessa stirpe originaria, perché i principi dei loro corpi sono per natura gli stessi (…) e ancor più perché l’anima che è in loro non è diversa per natura in rapporto agli appetiti, ai movimenti di collera, ai ragionamenti e soprattutto alle sensazioni. Come per i corpi, certi animali hanno l’anima più o meno perfetta; ma per tutti i viventi i principi sono per natura gli stessi. La parentela delle affezioni lo prova. Se ciò che si dice dell’origine dei costumi è vero, tutte le specie sono intelligenti, ma esse differiscono per l’educazione e perla composizione del miscuglio dei primi elementi. Sotto tutti i rapporti, dunque, la razza degli altri animali ci è apparentata ed è la stessa della nostra; poiché i mezzi di sussistenza sono gli stessi per tutti, come l’aria che respiriamo, secondo Euripide, e un sangue rosso scorre in tutti gli animali e tutti mostrano d’avere in comune, per padre il Cielo e per madre la Terra”

Ma le loro voci finirono per essere dimenticate ...

venerdì 24 aprile 2015

Earthing - assorbire l'energia della Terra

Marcello Pamio

“Girogirotondo, casca il mondo, casca la Terra…tutti giù per terra”.
Questa filastrocca, che viene insegnata a tutti i bambini fin dall’asilo, oggi assume un significato molto più profondo, e anzi, dovrebbe essere messa in pratica da tutti, adulti compresi.
Prima di spiegare questa affermazione, è necessario addentrarci negli aspetti bioelettrici della Terra.

Il nostro azzurro pianeta, rispetto al Cielo, è l’entità a maggior carica negativa esistente. Se saliamo di altitudine, se cioè ci alziamo dal pavimento, il potenziale elettrico aumenta di circa 200 volt per ogni metro.
Non è necessario essere elettricisti per capire che si tratta di numeri importanti, visto che nelle prese domestiche vi sono 220 volt.
Detto questo, in una giornata in cui il cielo è terso, la differenza di potenziale elettrico, tra la parte più alta della ionosfera e la superficie terrestre, può variare da 250.000 a 500.000 volt!
Un’immagine che ben rappresenta questa situazione è una gigantesca batteria, in cui il polo negativo è la Terra e il polo positivo il Cielo, l’uomo sta proprio nel mezzo: il ponte tra l’alto e il basso.

Quando c’è bel tempo, l’aria non è un buon conduttore di elettricità se non c’è particolato conduttivo (nanoparticelle, inquinanti, ecc.), soprattutto vicino al terreno, ma non è neppure un isolante, per cui una corrente molto debole di elettroni, chiamata “corrente di bel tempo”, fuoriesce dal terreno...

giovedì 23 aprile 2015

I Nove Veli della Percezione

A. True Ott
Traduzione di Anticorpi.info

All'incirca quindici anni fa un mio caro amico e collega di nome Don Harkins realizzò un video meravigliosamente stimolante che intitolò: La Schiavitù e gli Otto Veli.
Prima che Don ci lasciasse prematuramente, trascorsi tanto tempo a discutere con lui l'Ipotesi degli Otto Veli. Infine mi invitò a scrivere un articolo da pubblicare sull'Idaho Observer, il suo giornale.

Condivisi gran parte del mio lavoro con Don, e insieme concludemmo che probabilmente i 'veli' che schermano la percezione umana siano nove, nove veli da perforare per procedere nell'evoluzione della coscienza e approdare infine ad una piena conoscenza della verità.

Discutendo della stesura ci dicemmo che il tema avrebbe potuto tranquillamente occupare un'intera edizione dell'Observer, e anche in quel caso sarebbe stato un lavoro superficiale. Ecco, uno dei talenti professionali di Don era la sintesi; prendeva una storia estremamente complessa e riusciva a ridurla in un formato succinto e comprensibile.
In memoria di Don Harkins vi propongo la sintesi delle nostre conclusioni.

Perché nove veli, anziché otto.
Ogni ricercatore di verità prima o poi si trova a contemplare l'incredibile struttura simmetrica della matematica, in particolare quella della geometria frattale che coinvolge i numeri interi dall'1 al 9. Per un'idea più concreta basta dare un'occhiata alle seguenti nove equazioni:

mercoledì 22 aprile 2015

Le 7 tipiche abitudini delle persone infelici

"Basta poco per rendere felice una vita; è tutto dentro di te, nel tuo modo di pensare."
Marco Aurelio

Le circostanze esterne possono certamente rendere la nostra vita complicata. Ma un ruolo estremamente importante - spesso decisivo - nel costante tentativo di essere felici è svolto dal nostro pensiero, dai nostri comportamenti e dalle nostre abitudini.

Se sulle circostanze esterne spesso non abbiamo il potere di incidere perché al di fuori della nostra sfera di influenza, il nostro atteggiamento e le nostre abitudini sono invece elementi sui quali abbiamo la possibilità di esercitare un controllo totale.

Ecco degli esempi di alcune delle abitudini quotidiane più distruttive che le persone infelici si creano da sole e che contribuiscono a minare in modo decisivo la loro felicità.

1. Temono il giudizio degli altri

Molte persone hanno una preoccupazione costante nei confronti delle opinioni e dei giudizi degli altri al punto che, pur di non prestare il fianco a critiche o commenti negativi, di fatto scelgono di non esporsi, rimangono dietro le quinte e finiscono per vivere un'esistenza estremamente limitata.

Ma perché precluderti interessanti esperienze e stimolanti novità solo perché qualcun altro potrebbe fare dei commenti su di te? ... 

martedì 21 aprile 2015

La scala miracolosa di “Nostra Signora della Luce”

Santa Fe, Nuovo Messico

Nel corso degli anni molti hanno visitato la Cappella di Loretto per vedere la Scala miracolosa. “L’Accademia di Loretto” è stata chiusa nel 1968 e la proprietà è stata messa in vendita. La cappella di Loretto ora è un museo privato che autofinanzia, in parte, la conservazione della scala miracolosa e della cappella in sé.

Nel settembre 1852, alcune Suore di Lorette (Loreto?) andarono ad installarsi nel Sud-Ovest degli Stati Uniti, tra il Kentucky, il Missouri ed il Kansas. Un viaggio difficile ed ad alto rischio nel corso del quale la superiora, Madre Mathilde, morì di colera. Esse si fermarono a Santa Fe, nel Nuovo Messico.

Suor Madeleine (nominata superiora da Mons. Lamy), Suor Catherine, Suor Hilaire e Suor Robert si installarono in una casetta, in mezzo ad una popolazione composta principalmente da messicani e da indiani. La loro prima preoccupazione fu quella di costruire un convento e una cappella. Esse fecero dunque venire alcuni carpentieri messicani e, ben presto, una scuola venne edificata: il Collegio di Lorette. 
La costruzione della cappella iniziò il 25 luglio 1873, secondo il progetto dell’architetto Mouly, che aveva disegnato la cattedrale di Santa Fe. Mons. Lamy, che era francese, nutriva l’idea di costruire “qualcosa di simile” alla Saint-Chapelle di Parigi! 
Questa cappella fu dunque la prima costruzione gotica ad Ovest del Mississippi. L’edificio doveva essere di 8 metri di larghezza, 23 metri di lunghezza e 26 metri di altezza. Essa venne posta sotto il patronato di San Giuseppe. A cappella finita, le Suore si accorsero che se da un lato la realizzazione era notevole, tuttavia era stato fatto un errore grossolano: nessun collegamento era stato previsto tra la tribuna ed il coro ...

lunedì 20 aprile 2015

Gustavo Adolfo Rol, un uomo pieno di luce

Sono ormai passati più di vent’anni dalla scomparsa di un personaggio straordinario, il cui livello di spiritualità (indubbiamente elevatissimo) gli consentiva di compiere fenomeni, da lui chiamati esperimenti, che un uomo comune definirebbe paranormali.

Stiamo parlando di un Maestro Spirituale italiano (di orientamento cristiano-cattolico), la cui lunga ricerca, seguita da una crisi mistica, lo condusse all’esperienza unica dell’illuminazione, dopo la quale cominciò a manifestare una complessa fenomenologia che oggi viene classificata dagli studiosi in 49 classi differenti; annoveriamo tra queste: chiaroveggenza, bilocazione, levitazione, precognizione, telepatia, telecinesi, viaggi nel tempo, poteri terapeutici.

Venne definito “l’uomo dell’impossibile”, alla stregua di un mago, di un taumaturgo, di un sensitivo, di un veggente, di un medium; tuttavia egli si considerava “un essere molto più alla buona, meno importante… ma diverso“; il suo nome era Gustavo Adolfo Rol.

Risparmiandovi i dati biografici più superficiali (che si possono facilmente reperire sul web), elencando solo quelli necessari alla comprensione della figura di Gustavo Rol, voglio soprattutto parlarvi della ricerca, dell'ammissione e della totale dedizione al prossimo di questo grande uomo.

Come e da dove partì la sua ricerca? ...