venerdì 30 gennaio 2015

Le pecore sono pecore non perché DEVONO esserlo, ma perché VOGLIONO esserlo

Alcune frasi sono dotate di un simbolismo immediatamente riconoscibile. Quando le sentiamo, sappiamo immediatamente a cosa e a chi si riferiscono, possono addirittura approfondire la comprensione di una determinata situazione, se applicate nel modo giusto. Riescono a spostare il nostro punto di vista permettendoci di osservare una determinata situazione in un modo completamente diverso. Potrebbero farci ridere, piangere, ma non rimarremo mai indifferenti di fronte a tali affermazioni.

Nel corso della storia ci sono sempre state persone che avevano ragione e, solitamente, una “maggioranza” che aveva torto, su ogni singolo problema. I difensori dell’ignoranza istituzionalizzata sostengono costantemente che la verità è “relativa” e che non dovrebbero essere criticati per le loro “opinioni”. Usano questo relativismo come copertura per la loro riluttanza ad ammettere di essere ignoranti. Vorrei chieder loro se credono di aver sempre ragione, di non avere nulla da imparare! Se la verità è “relativa”, se la moralità e i principi sono “grigi”, allora chi, potrà mai essere in torto nelle loro menti contorte? Sembrerebbe che le uniche persone che considerano assolutamente fuori luogo sono coloro che affrontano il sistema.

Quello che non riescono a capire è che le loro “opinioni” non sono frutto delle loro menti.
Ciò in cui credono è semplicemente il risultato di un condizionamento. 
Sono disposti ad abbracciare il sistema, non importa quanto ingiusto sia, perché la loro intera identità è basata sulla sua esistenza. Non critichiamo le persone perché non sono consapevoli (tutti in un momento o l’altro della nostra vita non lo eravamo), ma le ammoniamo perché negano dei fatti palesi, al fine di evitare di ammettere che hanno torto e che, forse, sono stati ingannati dall’establishment. Come chiamiamo, allora, queste persone che rimangono ostinatamente ignoranti (o comodamente ignare) di fronte ai fatti e seguono il gregge (il pensiero mainstream) a scapito della verità?

Noi li chiamiamo pecore…

giovedì 29 gennaio 2015

Basi aliene sotto Roma?

Filippo Ferrari Bellisario

Una incredibile storia di contatto tra esseri umani e razze aliene, il caso Amicizia, ci racconta anche di basi extraterrestri nelle viscere della Terra. Anche sotto la Capitale. Ne abbiamo parlato con Ivan Ceci, giornalista esperto di ufologia

Basi aliene sotto la Città Eterna?
Incredibile realtà oppure buffa fantasia? Ebbene, stando alle testimonianze di alcune persone coinvolte nel caso “Amicizia”, sotto il Parco di Vejo, e perfino sotto i Fori Imperiali, sarebbero esistite delle basi sotterranee realizzate da una razza extraterrestre. Ma cos’è il caso “Amicizia”? E perché, con quali scopi, razze aliene avrebbero realizzato basi a grandi profondità nelle viscere della terra e sotto i mari?

Nel 2007 è uscito un libro scritto da Stefano Breccia, professore alla facoltà di ingegneria dell’Aquila ed esperto di telecomunicazioni ed informatica, intitolato “Contattismi di massa”, nel quale veniva raccontato il lungo rapporto nato tra alcuni cittadini italiani e razze aliene alla fine degli anni ’50, e durato fino al 1978. Questi alieni, che “abitavano” in enormi basi sotterranee, si sarebbero palesati in forma umanoide portando un messaggio di pace e di invito all’amore universale, stabilendo appunto un forte legame di “amicizia” con i terrestri contattati.
Terrestri che erano scienziati, professori universitari, professionisti. Insomma, di questo caso, sul quale oggi possiamo trovare molti approfondimenti su internet, abbiamo testimonianze dirette, fotografiche, sonore, e gli “umani” coinvolti erano persone spesso molto stimate nella comunità scientifica ed universitaria. Particolare da sottolineare per restare col dubbio che quanto meno non si trattasse di persone squilibrate di mente o alla ricerca di notorietà. Anzi. Fino al libro del 2007 tutti i protagonisti coinvolti avevano mantenuto uno stretto riserbo sui loro contatti avuti con gli esseri provenienti da altri mondi ...

mercoledì 28 gennaio 2015

Ebrei e Musulmani si fanno la guerra ma sul come uccidere gli animali sono d’accordo ...


Ebrei e musulmani si scannano a vicenda in varie parti del mondo ma almeno sul sistema della macellazione essi sono uniti.. e la pensano allo stesso modo, cambia solo il nome: halal o kosher..

Nel nostro Paese la normativa stabilisce che, per limitare la sofferenza degli animali, questi vengano storditi prima di essere macellati.
La stessa normativa, però, prevede una deroga per la macellazione rituale. Secondo il ritoislamico e ebraico, infatti, la carne di bovini e ovini può essere consumata soltanto se l’animale rimane cosciente durante tutta la procedura mentre con una lama affilata vengono recisi esofago, trachea e vasi sanguigni per far uscire completamente il sangue. La morte sopraggiunge a seguito di un’agonia lenta e atroce, come dimostrano recenti studi dei segnali elettroencefalografici dei vitelli.

A questo proposito il nostro amico vegetariano Francesco Mantero ci scrive: “Il 16 gennaio 2015 a radio tre nella rubrica “tutta la città ne parla” si discuteva della attuale problematica “Islam”.
Un ascoltatore è intervenuto parlando dei diritti-doveri di chi viene in questo paese dicendo che per lui la macellazione halal era una violazione della nostra normativa contro la sofferenza degli animali. Il suo intervento è stato banalizzato dal conduttore che lo ha definito “una provocazione”. 

E naturalmente il rappresentante dei musulmani a colloquio ha detto che non ci sono problemi, la macellazione “halal” la fanno a spese loro, quasi fosse un problema di “costi” o di disturbo per i nostri mattatoi. 
Io sono per la tolleranza e il rispetto. Reciproci però ...

martedì 27 gennaio 2015

Viviamo in un mondo di dormienti che diventano feroci se qualcuno tenta di svegliarli

Socrate credeva, ottimisticamente, che tutti gli uomini aspirino al bene e che, se compiono, invece, il male, ciò accade per ignoranza; ma basterebbe illuminarli sul loro errore, per consentirne il ravvedimento.

Sarebbe molto bello, e inoltre molto semplice, se davvero le cose stessero in questo modo; ma, purtroppo, vi sono numerosi indizi che suggeriscono la fallacia di una tale teoria.

La verità è che più si osserva il comportamento degli esseri umani, più si finisce per ammettere che la stragrande maggioranza di essi è formata da dormienti, che non desiderano destarsi dal proprio sonno voluttuoso, e nemmeno dai propri incubi; che vogliono continuare a dormire, a dispetto di tutti, anche se la casa in cui vivono sta prendendo fuoco; che non provano alcuna gratitudine nei confronti di coloro i quali cercano di destarli, ma, ben al contrario, nutrono nei confronti di costoro un odio implacabile, come se fossero i loro peggiori nemici, nel tempo stesso che onorano ed applaudono i malvagi pifferai che favoriscono i loro sonni e il loro sognare.

Per quella piccola minoranza di risvegliati, i quali cominciano a rendersi conto della natura illusoria del mondo in cui viviamo e del carattere risibile, se non addirittura pericoloso, della maggior parte delle cose che suscitano, nei più, compiacimento e desiderio di imitazione, il problema si pone in questi termini: che cosa fare in un contesto di sogno generalizzato, di odio nei confronti della verità, di rancore nei confronti di ogni voce che sia fuori del coro? 

Come fare per evitare il treno che, guidato da un macchinista impazzito e carico di sonnambuli, sta per piombare addosso a coloro i quali sono desti, ma non possono agire sugli scambi, per deviarne la folle corsa?
E, ancora: è legittimo che il risvegliato cerchi di imporre ai dormienti la verità, se essi le preferiscono, invece, un mondo di menzogna; è giusto che cerchi di convincerli, di convertirli, di farli ravvedere, se ciò che essi vogliono è tutt'altro? ...

lunedì 26 gennaio 2015

La questione sumerica

Serendipità, ossia compiere un’importante ed inattesa scoperta, mentre si sta cercando qualcos’altro. Per serendipità sia Mauro Biglino sia Biagio Russo, tentando di venire a capo dello spinoso problema concernente le origini degli esseri umani, hanno rispolverato una possibile verità, già intuita nel 1956 da Poebel, ma a lungo ignorata, anzi ostracizzata. [1]

Qual è dunque tale riscoperta?

Indagini linguistiche e filologiche sugli antichi testi (le saghe sumere, la Torah etc.) hanno evidenziato una parentela fra i termini Shumer-Shinar e Shem-Sem, quindi fra l’enigmatico popolo dei Sumeri (“Guardiani"?Teste nere”?) ed i Semiti. 

L’assenza di riferimenti ai Sumeri nel Pentateuco, se si esclude il cenno alla regione di Shinar, quasi certamente la terra di Sumer, ricorda il silenzio circa gli Esseni(?) nei Vangeli canonici. 
E’ un silenzio che alcuni esegeti hanno interpretato come l’eventualità di un collegamento, per qualche motivo occultato, tra il Messia e la comunità qumranita ...

domenica 25 gennaio 2015

In memoria di chi mostrò la via

Vincenzo Zamboni
(Fisico e musicista)

Nel mondo in cui attualmente viviamo godiamo di una quantità di libertà di scelta spesso inferiore alle aspettative e desideri di molti, e tuttavia certamente maggiore di quella che è stata nel corso di secoli passati, quando nelle nostre medesime terre i sovrani, civili o religiosi che fossero, godevano a volte persino del diritto di vita o di morte sui sudditi, financo riguardo semplici delitti di opinione.

Se le cose sono cambiate in meglio (anche se non a sufficienza) lo dobbiamo al lungo scontro svoltosi tra la libertà di opinione e coscienza da un lato, specialmente in campo scientifico, e l'arbitrio dell'autorità dall'altro lato, uno scontro svolto da persone come Giordano Bruno, Galileo Galilei, Baruch Spinoza, e, successivamente, tanti altri..

Sappiamo che Bruno, Galileo, Spinoza, privilegiarono senza dubbi, la propria coscienza, intesa come il corpus di conoscenza cui erano stati condotti dall'osservazione e riflessione, rispetto all'obbedienza verso l'autorità costituita ...

sabato 24 gennaio 2015

Il mondo del sogno e i sogni lucidi

Può capitare a volte che all'interno di un sogno ci si renda conto di stare sognando; non è un'esperienza comunissima ma nemmeno tanto rara, e può capitare a tutti almeno una volta nella vita. Si parla allora di sogno lucido.

Il primo in epoca moderna a fare un'indagine sui sogni lucidi sperimentandoli personalmente fu Marie Jean Léon Lecoq (Marchese di Hervey-Saint-Denys) che nel 1867 pubblicò anonimamente un voluminoso libro dal titolo “Les rêves et les moyens de les diriger; observations pratiques” (ovvero “I sogni ed i mezzi per dirigerli; osservazioni pratiche”). Potete approfondire la sua storia (e leggere alcuni consigli pratici su come indurre i sogni lucidi) consultando questo articolo.

Il termine sogno lucido (lucid dream) fu coniato da Frederik Van Eeden, psichiatra olandese (probabilmente dotato di una mentalità più aperta di quella dei suoi colleghi) che tenne un diario dei suoi sogni 1898 al 1912. Egli utilizzò l'aggettivo lucido proprio nel senso di chiarezza mentale. La lucidità, generalmente viene acquisita quando il sognatore si rende conto del suo trovarsi in una dimensione onirica, ben diversa dalla realtà, una realtà che spesso si può piegare ai desideri del sognatore, che arriva così a controllare i propri sogni (lucidi). Ma attenzione, la lucidità del sogno (ovvero la coscienza di stare sognando) non implica un totale controllo del proprio sogno lucido , nè un totale controllo del proprio sogno implica necessariamente di essere pienamente coscienti di stare sognando...